santoreggia

Savory

 

Grazie alle sue intense proprietà aromatiche, la santoreggia era molto apprezzata e utilizzata in Europa prima dell’arrivo delle carovane di spezie.

Il nome santoreggia è tradotto in inglese con savory, che vuol dire saporito, gustoso, traduzione che ne coglie a pieno il sapore. Tuttavia l’etimologia è incerta, potrebbe derivare da Satiro, una lussuriosa creatura della mitologia greca che abitava i boschi, dalle sembianze metà caprine metà umane. Nel Medioevo date le sue proprietà afrodisiache fu proibita la coltivazione della santoreggia all’interno dei monasteri per non indurre i monaci in tentazione.

In molti paesi europei è conosciuta come “erba salsiccia” poichè utilizzata per aromatizzare molti insaccati. I tedeschi la chiamano bohnenkraut, “erba dei fagioli”, data l’abitudine a cucinare questo legume con la santoreggia per renderlo più digeribile, tanto che i commercianti aggiungono una manciata di questa erba all’acquisto dei fagioli, così come in Italia il fruttivendolo aggiunge gli “odori” alla spesa di frutta e verdura. In Abruzzo questa specie è conosciuta come jerva pépe, “erba pepe”, poichè nel passato veniva utilizzata come valido sostituto del costoso pepe.

 

Coltivazione

Nativa del bacino Mediterraneo e del Caucaso, fu portata nel nord dell’Europa dai Romani. Tra le erbe aromatiche è quella che presenta meno difficoltà di coltivazione data l’adattabilità a qualsiasi tipo di terreno.

 

Note aromatiche

Pepata, con sentori balsamici e resinosi; ricorda l’aroma di timo e maggiorana.

 

Note gastronomiche

La santoreggia è ottima per lunghe cotture di carne e verdura. È frequentemente associata ai legumi, verza, barbabietole e cipolle per la sua proprietà di ridurre gli odori di cottura. Ottima anche con anguilla e sgombro. Molto utilizzata con formaggi freschi di capra o pecora. Si combina bene con il basilico, l’alloro, maggiorana, menta origano, lavanda e cumino.

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